venerdì 6 marzo 2009

marketing ed elezioni:: chi si accaparrerà il nuovo mega impianto per affissioni nel parcheggio di via Mantova?

Nel nostro Comune era rimasta a disposizione degli impianti pubblicitari una superficie di mq. 12,80.
Una società di san Giovanni Lupatoto ha chiesto ed ottenuto l'autorizzazione per installare nel parcheggio di Via Mantova, vicino al centro commerciale e alla cabina Enel, un punto per l'installazione di un poster monofacciale delle diomensioni di cm 400 x 300.
Nessun dubbio: con le elezioni in arrivo gli elettori comincino già ad immaginare quale sorriso incroceranno su Via Mantova...

curiosità: un po' di cifre

Ogni anno, dal 2004 ad oggi Il nostro Comune spende 60mila € per lavori di manutenzione ordinaria degli impianti di illuminazione pubblica.
Molto di più costa invece la manutenzione annuale della segnaletica stradale orizzontale e verticale: nel 2004 e 2005 vennero spesi 90mila euro; nel 2006 100mila; nel 2007 e 2008 110mila euro.

Da L'Arena 6.3.09

Fa la manomorta condannato a 14 mesi
La vittima è una giovane che era al bar con amici A tradire l’uomo è stato il sorriso malizioso


A tradirlo è stato il sorriso malizioso, mostrato alla giovane diciottenne dopo averle dato una sberla sul sedere in un bar di legnago.
Un atteggiamento in netto contrasto, a giudizio del tribunale, per chi si è sempre difeso sostenendo di aver toccato involontariamente il fondoschiena della ragazza. E, alla fine dell’udienza, per il tribunale non c’erano dubbi: Mimoune El Houssaine, 42 anni da tre giorni, è colpevole e deve essere condannato ad un anno e due mesi per quel gesto così poco elegante, «catalogato» dal codice penale come violenza sessuale. È stato assolto, invece, dall’accusa di minacce, rivolte al gestore del locale.
Il migrante, difeso da Simone Bergamini e Tancredi Turco, non subirà per il momento alcuna conseguenza: ieri ha assistito alla lettura della sentenza in stato di libertà e ci rimarrà fino a quando la sentenza non passerà in giudicato. L’accusa parlava di violenza sessuale anche se nella sua accezione più lieve.
La vicenda risale al 13 novembre 2007. Quel giorno la diciottenne si era recata nel bar di legnago con un paio di amici. Una volta entrata, si era appoggiata al banco sul lato destro e aveva rivolto le spalle al marocchino. Che ha pensato bene di darle una sberla sul fondoschiena pur non conoscendola.
La vittima si è subito girata e ha visto il viso dell’imputato che le sorrideva. Un sorriso da arrogante, l’ha definito la giovane davanti ai carabinieri di legnago in sede di denuncia. La ragazza ha raccontato che nessuno si è accorto del gesto del marocchino: «Non ho attirato l’attenzione dei miei amici», ha detto, «perché all’inizio mi vergognavo». Poi, però, si è rivolta al titolare del bar, raccontandogli ciò che si era appena verificato. Per El Houssaine, quindi, la sorte era segnata: è stato subito allontanato dal locale.
Il migrante aveva appena finito di bere un bicchiere di vino rosso insieme ad un suo amico e, una volta fuori dal locale, ha insultato il gestore del bar, minacciando delle ritorsioni. Il marocchino si è poi allontanato in un altro locale, facendo perdere in un primo momento le sue tracce. I carabinieri, però, l’hanno rintracciato poco dopo grazie alle indicazioni di vittima e amici. El Houssaine, ancora sotto l’effetto dell’alcol, però, non ha accettato molto volentieri l’arrivo dei militari e ha reagito in modo violento. È stato così arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, subendo una condanna per direttissima ad otto mesi di carcere dove è stato condotto al termine del processo.
Ieri è arrivata la condanna a 14 mesi, duramente contestata dai suoi difensori. Durante le loro arringhe, gli avvocati Turco e Bergamini hanno insistito sulla lievità del gesto, sostenendo che la condotta El Houssaine rientrava nel reato ben meno grave di molestie e non di violenza sessuale così come sostenuto dall’accusa, rappresentata in aula dal pm Giovanni Pietro Pascucci.
Nella motivazione della sentenza, letta ieri in aula subito dopo il dispositivo, i giudici sostengono che «si è trattato di una pacca data repentinamente e con una certa energia...ed è, quindi, da escludere che la stessa sia stata involontaria». Per il tribunale, infine, la sberla sul sedere «integra gli estremi del reato di violenza sessuale come è ritenuto dalla migliore e più recente giurisprudenza della Suprema corte che escluda che possa trattarsi di molestie».GP.CH.

Da L'Arena 6.03.09

La polemica non ferma il restauro del Torrione

Stefano Nicoli

Da Regione e Cariverona arriveranno 170mila euro per superare gli imprevisti emersi in corso d’opera

Il Torrione di piazza della Libertà dopo il primo restauroIl simbolo per eccellenza della città non diventerà un cantiere infinito imbrigliato nella sfilza di imprevisti tecnici che hanno «bruciato» anzitempo i 300mila euro stanziati dal Comune per riportarlo all’antico splendore. Entro l’estate, il quattrocentesco Torrione di piazza della Libertà verrà, infatti, restituito ai legnaghesi e potrà così essere adibito, dopo due anni e mezzo di lavori rallentati da fessurazioni, muri friabili ed altri inconvenienti strutturali, a spazio espositivo.
Mentre in città non si placano le polemiche su un restauro conservativo che vede sotto accusa soprattutto le «merlature» aggiunte alla copertura esistente, la giunta ha approvato la seconda perizia di variante predisposta dagli architetti Maria Grazia Eccheli e Riccardo Campagnola, progettisti del contestato recupero della rocca circolare. «Un passaggio che si è reso necessario», sottolinea il sindaco Silvio Gandini, «per completare il risanamento in quanto durante i lavori sono emersi una serie di problemi di cui in partenza si ignorava l’esistenza, che hanno allungato i tempi di consegna e fatto lievitare i costi. A cominciare dal muro di sostegno del tetto, che poggiava praticamente sul nulla, e dalla crepa larga 20 centimetri venuta alla luce smantellando il pavimento del piano terra». Tutte «sorprese» che hanno richiesto un ulteriore investimento di 170mila euro: importo coperto per 100mila euro da un contributo della Regione e per la somma residua da un assegno staccato dalla Fondazione Cariverona, che comprende, oltre al consolidamento, alle rifiniture e agli arredi, anche la sistemazione del marciapiedi tra il ponte e via Frattini.
Il completamento del restauro non smorza tuttavia le critiche degli «Amici del Torrione»: l’associazione, costituita da una trentina fra tecnici e cultori di storia locale, che da quando sono stati tolti i ponteggi non ha smesso di contestare «l’oggettiva fedeltà del restauro all’originale». «Le scelte dei progettisti», spiega l’architetto Roberto Danieli, presidente del sodalizio, «si possono condividere come no ma non si può creare un falso storico sconvolgendo la fisionomia del Torrione. Quello che non condividiamo è invece il sistema seguito per autorizzare un progetto del genere, che andava condiviso con i cittadini».

Nuova Città sceglie il suo candidato: è Matteo Limoni

La civica Nuova Città, il nuovo sodale all'ombra del Torrione costituitosi sotto le ali protettive di Gabriella Zanferrari e Renzo Massaron ha scelto di scendere nell'agone elettorale con un proprio candidato sindaco.
A guidare la corsa di Nuova Città sarà il giovane Matteo Limoni.
Dopo il doveroso in bocca al lupo a Matteo è altrettanto opportuno muovere qualche considerazione.
Qualche mese fa il sodalizio aveva registrato l'uscita del vecchio presidente, l'Amico e Collega Gigi Scarpato.
Gigi aveva sbattuto la porta perché aveva appreso dalla stampa le strategie elettorali di Nuova Città.
Insomma, i giovani sarebbero stati solo un paravento; a determinare le scelte importanti ci avrebbero pensato i soliti noti.
Se così fosse - e non penso proprio che Scarpato e il quotidiano L'Arena si inventino le cose - sarebbe davvero l'ennesimo brutto colpo per le nuove leve della politica legnaghese. E la colpa non è della cosiddetta gerontocrazia che non lascia spazio ai giovani: la colpa è nostra; di noi giovanotti in buona fede che aspettiamo che qualcuno ci regali qualcosa in politica.

giovedì 5 marzo 2009

DA L'ARENA 5.3.09

IN TRIBUNALE. La donna era caduta nel 2007 sulla pista di piazza Garibaldi procurandosi danni non ancora risolti

Pattinatrice fa causa al Comune

La pista di pattinaggio Che sia naturale o artificiale poco importa: il ghiaccio non smette di procurare grane legali al Comune anche quando è ormai sciolto. Dopo essere stato chiamato in giudizio due anni fa da un’insegnante di Vigo, che nel novembre del 2005 scivolò con la bicicletta sulla passerella ghiacciata di ponte Principe Umberto riportando numerose lesioni, l’ente dovrà infatti comparire nuovamente in tribunale a LEGNAGO il prossimo 28 aprile. E sempre per una causa di risarcimento danni legata al ghiaccio. A trascinarcelo è stata questa volta, tramite il suo legale, l’avvocato legnaghese Roberta Danzi, C.M: una 61enne di Casette, che ha citato l’amministrazione a comparire davanti al giudice per farsi rifondere i danni subìti cadendo sulla pista di pattinaggio allestita nel 2007 in piazza Garibaldi dalla società «Water & Ice» di Padova con un sostanzioso contributo della giunta al centro allora di accese polemiche.
Stando all’atto di citazione, intorno alle ore 11 del 9 dicembre la signora iniziò a pattinare nel rettangolo congelato artificialmente. Nemmeno il tempo di assaporare i primi giri di pista che la donna, «a causa delle pessime condizioni della superficie, formata da uno strato di ghiaccio irregolare e poco consistente, e della fuoriuscita di una serpertina raffreddante», cadde e si fratturò un polso. Quella che doveva essere una mattinata spensierata finì così per la 61enne al Pronto soccorso del «Mater salutis». Per C.M. la disavventura non finì lì perchè, una volta tolto il gesso, «dovette sottoporsi a cicli di terapie riabilitative per alleviare le sofferenze dei postumi della caduta». A distanza di poco più di un anno la signora, non avendo raggiunto un accordo extragiudiziale con la società allestitrice e con il Comune «tenuto a vigilare e a predisporre ogni tipo di controllo sulla pista», ha convenuto entrambi in tribunale «per ottenere la condanna in solido o in via esclusiva al risarcimento danni».
Il conto presentato dalla sportiva di Casette è di 13.853 euro: importo in cui, oltre alle spese mediche, sono compresi il danno biologico, quello morale e l’invalidità lasciata in eredità da quel brutto incidente. Una richiesta alla quale la giunta si opporrà con l’avvocato Stefano Sartori di Verona: il legale fiduciario della Reale Mutua, l’assicurazione con quale aveva in corso all’epoca una polizza di responsabilità civile verso terzi. S.N.
MI SCUSO CON I LETTORI DI QUESTO BLOG. IN QUESTI GIORNI NON HO AVUTO MOLTO TEMPO PER AGGIORNARLO.
COME ANTICIPATO I COMMENTI ANONIMI VERRANNO ELIMINATI.