

La gara per l’affidamento in gestione del museo archeologico legnaghese non smette di suscitare polemiche e sorprese.
Dopo le accuse dell’opposizione, relative al fatto che l’amministrazione abbia voluto accelerare l’operazione senza attendere il post elezioni, anche il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto, critica fortemente l’operato dell’amministrazione Gandini.
In una missiva datata 27 febbraio 2009 - e sino ad ora tenuta all’oscuro dell’opinione pubblica - la Soprintendenza afferma di non essere stata coinvolta nel procedimento di formazione del bando di gara e, quindi, eccepisce di non aver avuto la possibilità di fornire al Comune le opportune osservazioni e proposte.
Da Padova censurano in primo luogo il fatto che i materiali archeologici che costituiscono la collezione museale, tutti di proprietà statale, sono esposti presso il Museo Civico per una Mostra temporanea autorizzata fino al 31.12.09, mentre risulta ancora in itinere la procedura di deposito temporaneo dei reperti, avviata secondo le recenti disposizioni normative in materia.
Ancora, si rileva che al momento non è stato stipulato con l’amministrazione alcun accordo per la valorizzazione dei beni archeologici, come invece previsto dal D.Lgs. 42/04, in particolare dall’art. 112.
Un accordo ritenuto necessario non solo per il carattere temporaneo dell’esposizione cui è autorizzato il Comune, ma anche per definire i diritti economici relativi ai biglietti di ingresso e ai proventi derivanti dalla riproduzione dei beni archeologici di potestà statale.
Nella missiva si lamenta inoltre il mancato coinvolgimento della Soprintendenza soprattutto nella predisposizione del contratto di servizio, in particolare per quegli aspetti che riguardano il contenuto del progetto di gestione, per quanto attiene alle attività di valorizzazione sui beni statali, i livelli qualitativi delle attività e dei servizi e la professionalità degli addetti.
In questo senso- secondo la Soprintendenza – andrebbe anche rivista e modificata la determinazione dei criteri per la valutazione dei progetti di valorizzazione contenuti nel disciplinare.
Vengono poi chiesti dei chiarimenti relativamente a come il Comune intenda adempiere all’obbligo di incarico al Conservatore, come previsto dalla L.R. 50/84 e DM 10 maggio 2001, “figura che non risulta ancora nominata e per la cui individuazione, peraltro, è buona prassi, nel caso di collezioni museali statali, coinvolgere la Soprintendenza”.
Le obiezioni mosse dall’ente di Via Aquileia non possono non condurre alla logica conseguenza di ottenere in autotutela la revoca della procedura di gara (Cfr disciplinare di gara pag. 17 ultimo capoverso).
ALLA LUCE DELLE FONDATE CRITICHE DELLA SOPRINTENDENZA, CHE SI UNISCONO A QUELLE GIA' SOLLEVATE DALL'OPPOSIZIONE, ANCHE L'AMICA SCAPIN SI DECIDA A REVOCARE IL BANDO. NE VA DEL FUTURO DEL MUSEO