Prima ancora che un degnissimo amministratore e politico,
con una visione senz’altro profonda della vita, Claudio Marconi è stato un
grande Uomo.
Da ultimo anche nella sofferenza – che è stata pesante – ha cercato
di avere un sorriso per tutti.

I suoi abbracci sempre veri, le parole misurate, con cadenza mista padovana, parole a volte anche troppo buone ... quella speranza che affidava al prossimo.
Dopo la famiglia, la sua più grande soddisfazione era la
cooperativa sociale Ardea, con la quale era riuscito ad aiutare quelli che i
più riterrebbero reietti da allontanare dagli occhi prima ancora che dal cuore. Gli ultimi.
Lì, a Vigo, nei pressi della Comunità L’Argine, era
cominciata la nostra frequentazione politica.
Claudio mi aveva invitato alla festa dei “suoi ragazzi”
perché ero il consigliere più giovane e lui nella gioventù credeva molto.
Ci sono tornato questa primavera, a fare due parole – che con lui non riuscivano mai banali – e poi a cantare al karaoke (male entrambi, bisogna
ammetterlo).
Mi aveva parlato con soddisfazione di persone che era riuscito ad
affrancare dalla cattiva strada.
Qualche giorno fa una giovane mamma mi raccontava che, da
piccola, rimasta orfana di padre insieme al fratello, riceveva le visite di
Claudio pressoché ogni mattina: il nostro voleva garantirsi che i bimbi non abbandonassero
il percorso scolastico.
Erano questi i suoi successi, prima ancora di quelli politici.
Del resto era troppo vero e rispettoso per fare carriera in un mondo di
affabulatori senza qualità se non quella del mastice tra la poltrona e le natiche.
Mi ha fatto male vederlo su quel lettino d’ospedale. Molto. E
davvero non riesco a capire chi ritiene che persino la sofferenza sia un dono.
Di certo lo è stata la vita di Claudio, per tutti quelli che gli hanno voluto
anche solo un po’ di bene.
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