Da marzo, ovvero da quando Palazzo De Stefani licenziò il bilancio di previsione, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Basti ricordare che a Roma il governo centrale è cambiato e che, quale primo provvedimento, ha abolito l’ici sull’abitazione principale.
Un provvedimento che ho sempre considerato giusto. In via di principio.
L’imposta sull’abitazione principale era odiosa come la tassa che i Savoia imposero sul macinato.
Ma se la direzione è quella giusta occorre poi valutare anche il percorso seguito per giungere a destinazione.
E qui mi permetto di essere assai più prudente sui giudizi nei confronti del mio governo.
Fosse vero che i contributi erariali che sostituiranno l’imposta sulla prima casa avessero da relazionarsi con l’aliquota 2007, avremmo dato luogo ad un’ingiustizia – permettetemi la battuta – grande come una casa.
Vorrebbe dire che i Comuni virtuosi che hanno cercato di gravare meno sulle tasche dei propri cittadini, tenendo bassa l’aliquota ici sulla prima casa, Beh.. si ritroverebbero ad introitare molto meno di quelli che l’hanno aumentata.
Per paradosso occorrerebbe applaudire alla scelta – fatta da questa amministrazione e penso non a cuor leggero – di alzare l’aliquota ici sulla prima casa al 6,2 per mille.
Ma tant’è. Fosse tutto qui ci sarebbe da stappare bottiglie di spumante.
Ma purtroppo così non è.
Prevediamo una minore entrata dal gettito ici prima casa e pertinenze 2.160.000 euro.
E se il dato su quel che si perde è quasi granitico tanto non si può ancora dire sui contributi erariali del governo centrale che dovranno compensare questa minore entrata.
Oggi scriviamo nell’apposito capitolo di maggiori entrate che il trasferimento erariale coprirà la nostra perdita impositiva.
Ma non sappiamo se sarà così.
Qui però termino i miei punti interrogativi nei confronti del governo centrale per avanzare critiche a questa amministrazione comunale di centrosinistra.
Dicevo prima: per i comuni è definitivamente tramontata l’età dell’oro.
A dire il vero era già sera da un bel pezzetto.
Preso atto di ciò, vanno considerate le contromisure attuate dalle amministrazioni comunali.
Il Comune di Bologna, retto da un’amministrazione rossa come la vostra, in previsione di una probabile diminuzione delle entrate ha fatto opera di prudenza.
Ha vincolato parte dell’avanzo di amministrazione per coprire assai probabili buchi.
Da noi non è stato così.
Non un euro del nostro avanzo è stato vincolato a tal fine.
Ancora, il centrosinistra legnaghese fa i bilanci elettorali a mo’ di prima repubblica.
Basti pensare che per il secondo anno ci si accorge in sede di assestamento che mancano ben 100mila euro per pagare le bollette del gas.
Vuol dire che si sono appositamente sottostimate le spese in sede previsionale per far quadrare i conti. Eppure, ogni santo giorno che Iddio manda in terra, a Legnago si spendono denari pubblici per inaugurare un qualcosa. Panem, circenses e assessorem. Questa la ricetta. Sarà pur vincente sotto il profilo elettorale. Ma non paga sotto il profilo della programmazione economica.
Le cicale che campano sulle anticipazioni di cassa hanno vita breve.
Il mio è dunque un appello alla responsabilità politica e generazionale.
Un appello che rivolgo al governo centrale. Affinché attui quel municipalismo d’esecuzione attraverso il federalismo, garantendo agli organi più vicini ai cittadini, vale a dire i Comuni, non solo maggiori responsabilità, ma unitamente anche più capacità patrimoniale.
Ma anche un appello rivolto agli amministratori di oggi e di domani, affinché in tempi di vacche magre non sia la stella polare del facile consenso a indirizzare scelte, bensì la capacità programmatica e la responsabilità.
Quest’oggi la maggior parte dei sindaci del Veneto, di destra e di sinistra, andranno a Roma a chiedere di poter trattenere a livello municipale il 20% dell’irpef.
Anche il nostro sindaco si è recato nella Capitale.
Ma perché la sinistra arriva sempre in ritardo? Quando nel 2006 si votò per il referendum sospensivo sulla riforma federale la sinistra ne sostenne la bocciatura. Meditate gente, meditate.